Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 40mila casi di tumore alla prostata, una patologia che colpisce gli uomini dai 65 anni in poi con un picco di incidenza tra i 70 e gli 80 anni. Oggi è la neoplasia maligna più frequente nell’universo maschile, ma con una diagnosi efficace è possibile rintracciarla e trattarla precocemente e ottenere risultati positivi a medio e lungo termine.

Oggi esiste una tecnologia all’avanguardia capace di scovare anche formazioni neoplastiche di piccoli millimetri: la “fusion biopsy” (biopsia con fusione), un’indagine diagnostica mirata in grado di trasferire le informazioni della risonanza magnetica all’ecografo mentre viene effettuata la biopsia. La nuova indagine strumentale è prerogativa di centri altamente specializzati come lo studio medico polispecialistico S.M.S. Castelfidardo, a Roma, parte della rete GVM Point.

Un particolare software “fonde” i dati di elevata sensibilità della Risonanza magnetica sull’immagine ecografica 3D, consentendo all’urologo un mappaggio chiaro della prostata e la visione del tessuto tumorale differenziato dal tessuto sano. “La “fusion biopsy – spiega il professor Giuseppe Montagna, amministratore unico del GVM Point e responsabile dell’Urologia  - consente quindi di prendere la mira  e concentrare la biopsia sulle zone sospette, aumentando significativamente l’accuratezza diagnostica dell’esame”.
A differenza delle metodiche precedenti, la biopsia con fusione evita al paziente di sottoporsi a più prelievi, in quanto consente di individuare con estrema precisione la zona in cui si trova il tumore e in casi dubbi, al contrario, di escludere la sua presenza. La localizzazione esatta è data dalla Risonanza magnetica i cui dati vengono uniti alle immagini dell’ecografo. L’esame si svolge dunque in una seduta e in un arco temporale meno lungo rispetto al passato.

“In questo modo – continua il dottor Montagna – aumenta la percentuale di neoplasie rintracciate e si riduce il numero di biopsie a cui sottoporre i pazienti. Effettuare una diagnosi mirata è un vantaggio per predisporre un piano di terapia idoneo e trattare la patologia in modo tale da migliorare la qualità della vita del paziente e consentirgli di tornare alla normalità”.

I fattori di rischio importanti per il carcinoma prostatico  sono la familiarità, l’alimentazione e lo stile di vita in generale. Diversi studi hanno dimostrato che l’eccesso di grassi saturi e di calorie possono avere una correlazione con l’insorgenza di patologie urologiche. Per questo è consigliato seguire un regime alimentare equilibrato basato sulla dieta mediterranea, ricca di fibre, cereali, vitamine e Omega 3.